Studio sul delta-9-tetracannabinolo (THC) per la cura del glaucoma allo stadio terminale ad angolo aperto

Traduzione non certificata da PubMed per l’articolo completo segui questo collegamento

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=12545695

Personalmente ho conosciute persone che mi hanno riferito che hanno avuti benefici con la cannabis per il trattamento del loro glaucoma per questo ho deciso di approfondire l’argomento con questa ricerca fatta in California.

Il glaucoma e’ una malattia dovuta all’aumento della pressione all’interno dell’occhio ed e’ una delle più frequenti cause di cecità nel mondo. In condizioni normali all’interno dell’occhio e’ presente un liquido che viene continuamente riassorbito e prodotto. In caso di glaucoma il liquido non viene riassorbito e aumenta la pressione intraoculare.

Studio sul delta-9-tetracannabinolo (THC) per la cura del glaucoma allo stadio terminale ad angolo aperto.

SCOPO:

Ci sono prove che i derivati dai cannabinoidi possono abbassare la pressione intraoculare. Alcuni pazienti con glaucoma sono convinti che sono privati di un trattamento funzionante. Il Research Advisory Panel della California ha quindi fondato il Programma di Ricerca Terapeutica sulla Cannabis per permettere accesso compassionevole ai derivati della cannabis. Sono stati raccolti dati per l’utilità e la tossicita’ di questi derivati.

METODO:

I pazienti furono medicati con delta-9-tetrocannabinoide oralmente con capsule o inalato oltre al loro regime terapeutico esistente.

RISULTATI:

Sebbene 20 oftalmologi siano stati approvati come investigatori, solo nove pazienti furono scelti per lo studio. Ci fu un iniziale diminuzione nella pressione intraoculare in tutti i pazienti, e il risultato cercato fu ottenuto in quattro dei nove pazienti. Comunque la diminuzione della pressione intraoculare non fu mantenuta e tutti i pazienti scelsero di smettere il trattamento dal primo al nono mese per ragioni diverse.

CONCLUSIONI:

Questo studio non controllato non casuale non permette una conclusione definitiva sull’efficacia o sulla tossicità dei cannabinoidi nel trattamento del glaucoma. C’è un impressione che questo trattamento possa abbassare la pressione intraoculare, ma lo sviluppo della tolleranza sembra limitare l’utilità di questo potenziale trattamento. Sia i pazienti che gli oftalmologi hanno molto apprezzato l’opportunità di partecipare in questo studio.

InMoov Robot stampato in 3D a grandezza naturale di Gael Langevin

Gael Langevin e’ uno scultore e un designer Francese. Lavora con i marchi più grossi da più di 25 anni.

InMoov
InMoov

InMoov e’ il suo progetto personale, iniziato nel Gennaio 2012 come la prima mano prostetica a sorgenti aperte, questo progetto ha aperto la strada a progetti come Bionico, E-Nable e molti altri.

InMoov e’ il primo robot a grandezza naturale a sorgenti aperte.

E’ replicabile su qualsiasi stampante 3D con un area di stampa di 12x12x12cm, e’ stato pensato come piattaforma di sviluppo per Università, Laboratori, Hobbisti e per tutti i Makers.

InMoov
InMoov

InMoov e’ stato pensato per essere fattibile per chiunque. A seconda di dove ti procuri le parti, può essere costruito da chiunque abbia una stampante 3D per meno di 1000 euro. Usa componenti comuni tipo servi e sensori economici, e usa software ottenibile liberamente.

Il concetto per InMoov naque quando una compagnia francese chiese a Langevin di progettare un arto prostetico futuristico. Langevin fece il prototipo e se lo stampo’ a casa con la sua stampante 3D. Decise poi di caricarlo su Thingiverse in modo che chiunque potesse riprodurre il suo prototipo. Quasi subito si formo’ una comunità attorno al suo progetto. Spinto dal suo successo Langevin decise di iniziare a costruire un robot umanoide completo.

Gael-Working-on-InMoov2

A Langevin piace l’idea di tenere il suo progetto aperto, usa Blender e GNU/Linux per progettarlo. Vuole dare indietro qualcosa alla comunità perché ha imparato molto dalla rete.

Il ritmo del progetto InMoov continua ad accelerare, ispirando altre persone grazie al suo idealismo a sorgenti aperte. Condividere e dando informazioni si da un messaggio che possiamo costruire il mondo attorno a noi.

Forse questo primo robot umanoide e’ un messaggio di speranza per tutti noi.

TheSig

RIcerche sulla cannabis da cancer.gov

Questo articolo e’ una traduzione parziale di cancer.gov a questo collegamento l’articolo completo.

http://www.cancer.gov/about-cancer/treatment/cam/patient/cannabis-pdq/#link/_13

LiberaTutti non si prende responsabilità per la correttezza di questa traduzione, e’ stata tradotto per curiosita’. Leggi il testo in inglese o fallo tradurre da traduttori certificati per essere sicuro/a del significato tecnico di quell’articolo.

Studi preclinici dei cannabinoidi hanno investigato le seguenti attività:

Attivita antitumorali

  • Studi con topi e ratti hanno mostrato che i cannabinoidi potrebbero inibire la crescita tumorale causando la morte della cellula, bloccando la crescita della cellula e bloccando lo sviluppo dei capillari necessari dal tumore per crescere. Studi sugli animali e in laboratorio hanno mostrato che i cannabinoidi potrebbero essere in grado di uccidere le cellule cancerogene mentre proteggono le cellule normali.
  • Uno studio con topi ha mostrato che i cannabinoidi potrebbero proteggere contro l’infiammazione del colon e che potrebbero avere un potenziale nel ridurre il rischio di cancro al colon e possibilmente per il suo trattamento.
  • Uno studio di laboratorio del delta-9-THC nel cancro al fegato ha mostrato che il Delta-9-THC ha danneggiato o ucciso le cellule tumorali. Lo stesso studio con il Delta-9-THC con topi con cancro al fegato ha mostrato che aveva un effetto antitumorale. Il Delta-9-THC ha causato questi effetti agendo su molecole che potrebbero essere trovate anche in cancro al polmone non piccolo e cancro al seno.

Stimolazione dell’appetito

  • Molti studi su animali hanno mostrato che il delta-9-THC e altri cannabinoidi stimolano l’appettito e aumentano l’energia assorbita dal cibo.

Cura del dolore

  • I cannabiniodi sono stati studiati per effetti anti-infiammatori che potrebbero avere un peso nella cura del dolore

Il Parco Per Ratti riflessioni sul fumetto di Stuart McMillen

Contrariamente all’aspetto prettamente ‘legale’ del fumetto “Guerra Alle Droghe”, il “Parco Per Ratti” parla della scienza dietro la dipendenza da stupefacente.

In qualche modo la dipendenza e’ il cuore delle leggi proibizionistiche. La paura e’ che le droghe abbiano un potere quasi magico, che se rese legali nessuno non potrebbe non provarle.

Questo concetto sembra attecchire anche con chi e’ a favore della legalizzazione delle cosiddette droghe leggere come la cannabis. L’argomento di queste persone e’ che la cannabis e MDMA sono droghe leggere che non danno dipendenza al contrario di droghe pesanti come l’eroina e la cocaina, i quali componenti chimici portano alla dipendenza. In altre parole: la dipendenza e’ una conseguenza biochimica di un individuo che assume determinate sostanze e non un fattore legato al fatto di sentirsi più o meno ‘in gabbia’.

Il punto di vista di Stuart McMillen e il mio e’ cambiato dopo aver letto dell’esperimento del Parco Per Ratti. Certo, sono esperimenti su roditori e non possono essere applicati agli esseri umani.

Esiste un libro del Prof. Bruce Alexander “The Globalization of Addiction” che parla della dipendenza sugli uomini. In questo libro un intero capitolo e’ dedicato a ribattere il mito della droga demoniaca: la credenza che ci siano conseguenze automatiche dovute alla chimica degli stupefacenti. I due paragrafi che seguono sono esempi dal capitolo 8 del libro di Bruce Alexander.

Durante la Guerra Del Vietnam molti soldati Americani provarono l’eroina, il 19% delle truppe schierate divennero dipendenti dall’eroina. Tuttavia l’88% dei soldati dipendenti da eroina furono in grado di tornare a casa senza problemi di ricadute nei primi tre anni nel suolo Americano. Il cambio d’ambiente (tornare a casa dallo stress di una vita come soldato in servizio in una zona di guerra) fu’ sufficiente per permettere ai soldati di smettere semplicemente di prendere la droga senza problemi di dipendenza psicologica o con i sintomi fisici di astinenza.

[fonte]

Un altro esempio che contraddice la spiegazione biochimica per la dipendenza da droga viene dal sistema medico Inglese. I dottori del Regno Unito prescrivono regolarmente eroina come cura per pazienti con vari problemi medici come dolore cronico, parto, tosse e diarrea. Questa pratica si e’ estesa anche a pazienti pediatrici. Solo nel 1972, le prescrizioni nazionale furono di un totale di 29 chili di eroina pura, l’equivalente di 7 milioni di iniezioni da 4mg. Questi pazienti furono in grado di completare il loro trattamento ospedaliero e di riprendere le loro viti normali, evidentemente senza dipendenza, desiderio o sintomi d’astinenza. [fonte]

Se una spiegazione biochimica per la dipendenza fosse vera, tutti i ratti negli esperimenti “Perdere L’Abitudine” del Parco Per Ratti avrebbero dovuto prendere le droghe allo stesso rateo compulsivamente.

Se la spiegazione biochimica per la dipendenza fosse vera, il 100% dei veterani del Vietnam avrebbe dovuto soffrire di sintomi di astinenza una volta che, ritornati in America, hanno interrotto il loro uso di eroina. E il 100% dei pazienti degli ospedali Inglesi a cui e’ stata data eroina (inclusi i pazienti del reparto di pediatria) come terapia del dolore, avrebbero dovuto diventare dipendenti per esposizione alla droga.

Ma non e’ successo, quindi la verità deve essere da qualche altra parte. La biochimica e’ probabilmente parte della risposta, ma questi esempi suggeriscono che ci sono altri fattori in gioco.

In questo articolo non si sta negando il fatto che certe droghe tendono a portare alla dipendenza. Alcool, eroina e metanfetamine sembrano esempi calzanti di droghe con propieta’ che permettono agli utilizzatori di sfuocare la realtà e dimenticare, anche se temporaneamente, i loro problemi.

Tuttavia se la causa sono veramente le droghe, allora per definizione chiunque provi queste sostanze dovrebbe diventare dipendente alla stessa maniera. Semplicemente non e’ cosi’ che funziona.

Non sono un esperto nel campo della dipendenza. Mentre mi sento in grado di criticare il concetto di dipendenza biochimica attraverso la forza della logica, non sono qualificato per definire la vera causa della dipendenza.

Un posto migliore per cercare una risposta e’ il libro di Bruce Alexander The Globalization of Addiction .

Guerra alle droghe riflessioni sul fumetto di Stuart McMillen

Il fumetto di Stuart McMillen “Guerra Alle Droghe” guarda alle leggi che la nostra società usa per cercare di fermare le persone dall’assumere droghe.

Il fumetto fa un parallelo con il proibizionismo dell’alcool, mostrando la futilità della criminalizzazione delle droghe, e come leggi ben intenzionate, possano rendere il problema peggiore.

Si può dire che cercare di fermare l’utilizzo di droghe con il proibizionismo, sia come cercare di fermare il fenomeno delle ragazze madri con leggi che richiedano un astinenza universale.

Il proibizionismo totale non funzionerà mai, ecco perché dovremmo, invece, adottare una politica di riduzione del danno, che rispetti la dignità delle persone che assumono stupefacenti e che si focalizzi sulla sicurezza degli assuntori. Questa e’ stata la politica scelta per minimizzare le adolescenti incinte e le malattie sessualmente trasmissibili. Provvedendo una varietà di scelte, rendiamo la vita più sicura per chi magari non vive la stessa ‘ideale’ realtà sociale nei comportamenti riproduttivi.

Ci sono poche persone oggi nel 2015, che guardano indietro al Proibizionismo dell’alcool nel 1920 come un periodo d’oro al quale dovremmo tornare. Tuttavia vivendo l’era corrente di leggi anti droga, non riusciamo a vedere la follia del moderno proibizionismo.

Nel fumetto “Guerra Alle Droghe” Stuart McMillen ha usato il Proibizionismo del 1920 come tema centrale. Il Proibizionismo e’ stato un esperimento poco popolare e un fallimento nel bandire le vendite di alcool, ed e’ accaduto sotto gli occhi di tutti. Facendo una comparazione con il Proibizionismo di alcool, Stuart McMillen invita i lettori che magari supportano lo status-quo delle correnti leggi sul proibizionismo degli stupefacenti a mettere in discussione i loro pensieri.

L’unica ragione che ci permette di gravitare attorno alle correnti leggi sulle droghe e’ una mentalità che ci dice che le droghe dovrebbero essere rese inavvicinabili, e che gli utilizzatori di droghe dovrebbero essere puniti per i loro peccati.

Ci stomaca il pensare a persone che scelgono ‘l’alta morale’ quando difendono il proibizionismo. In particolare quando enfatizzano i rischi inerenti al consumare stupefacenti dicendo frasi tipo ‘non sai cosa prendi quando compri droghe’ oppure ‘non sai quanto ne prendi quando usi droghe’.

Questi estremisti preferirebbero vedere i consumatori di droga morire di overdose cosi’ che possano servire come avvertimento agli altri. Queste persone non capiscono che la maggior parte dei rischi dell’assunzione di droga sono controindicazioni del mercato nero che loro difendono. Come esempio fai riferimento alle informazioni che sono disponibili sulle bottiglie di alcool, descrivono esattamente quanti bicchieri standard sono disponibili in ogni bottiglia, con informazioni su dove la bevanda sia stata prodotta. Non c’è una ragione del perché le stesse informazioni non potrebbero essere disponibili ad altre droghe se legalizzate.

Con il costo della Guerra Alle Droghe stimato fra i 70 e 105 miliardi di dollari per anno nei soli Stati Uniti, e’ giunto il tempo di un approccio più razionale. Grazie agli esempi di altre nazioni, il Portogallo in testa, si sa cosa può accadere se le droghe sono decriminalizzate. Il cielo non ci cade addosso, come le persone critiche temevano. E’ successo il contrario, molti aspetti positivi sono emersi dalla decriminalizzazione di tutte le droghe in Portogallo.

[1] In Portogallo e’ infatti possibile comprare legalmente ed avere addosso fino a un grammo di eroina, due grammi di cocaina, 25 grammi di cannabis o cinque grammi di hashish e girare per le strade di Lisbona senza aver paura di ripercussioni. MDMA l’ingrediente attivo dell’ecstasy ed anfetamina inclusa la speed e la metanfetamina possono essere possedute in quantità fino a un grammo. Questi quantitativi dovrebbero bastare per un uso di circa dieci giorni.

João Goulão spiega come, visto che il proibizionismo non funziona, in Portogallo abbiano pensato che forse forse, la decriminalizzazione era la strada da seguire.

Nella loro guerra alla droghe i Portoghesi non criminalizzano gli utilizzatori, le sostanze contenute nella tabella 30/2000 sono ancora illegali in Portogallo, altrimenti avrebbero avuto problemi con l’UN, ma usare droghe ora in Portogallo non e’ niente più che un infrazione, come prendere una multa per divieto di sosta.

Gli utilizzatori di droghe non sono criminali in Portogallo, quindi non devono essere trattati come tali, devono essere nella condizione legale di cercare aiuto senza paura di ripercussioni.

I dati raccolti in questi anni mostrano che l’uso di droghe fra adolescenti, grazie a un informazione data anche a scuola e’ diminuito, il numero di drogati che ha fatto un periodo di riabilitazione e’ aumentato. E’ diminuita, in maniera significante, la trasmissione del HIV fra i tossicodipendenti.

Dai dati raccolti in dodici anni di decriminalizzazione e’ emerso il fatto che la scelta fatta dal Portogallo non ha peggiorato di sicuro il problema come qualche scettico prevedeva.

[2] Per quanto riguarda l’Italia le stime di due ricercatori di Messina dicono che a parte il gettito fiscale derivante dalla tassazione di un mercato di fatto già libero, ci sarebbero risparmi superiori ai 574 milioni di euro come effetto della mancata repressione dei venditori e consumatori di cannabis.

Con un aliquota del 75% come quella usata per il tabacco i benefici legali della legalizzazione della cannabis vanno dai 5,8 agli 8,5 miliardi di euro.

Che aspettiamo ancora?

Un altro fenomeno da non sottovalutare e’ il fatto che con la cannabis legale meno persone sarebbero avvicinate da altre sostanze illegali che spacciatori senza scrupoli fanno assaggiare anche gratis contando sul fatto che sia cannabis che altre droghe al momento sono illegali.

Le esperienze di Uruguay e di alcuni stati Usa, come quello del Colorado, hanno dimostrato che legalizzando la cannabis la criminalità regredisce. Nel Colorado, per esempio, lo spaccio illegale si è ridotto di due terzi, mentre rapine e furti sono diminuiti di cifre comprese fra il 3 e il 10 %.

[1] http://www.spiegel.de/international/europe/evaluating-drug-decriminalization-in-portugal-12-years-later-a-891060.html

[2] http://www.corriere.it/cronache/15_agosto_06/cannabis-legalizzazione-fruttera-stato-fino-ad-85-miliardi-euro-b3c81718-3c45-11e5-923b-31d1f7def042.shtml?refresh_ce-cp